Ganesha

Ganesha o Ganesh (Sanscrito गणेश IAST Gaṇeśa[1]) è una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate.

Scultura in terracotta e Green Stuff dipinta con acrilici.

MATERIALE:
TerracottaGreen Stuff e colori acrilici a pennello ed aerografo.

DIMENSIONI:
diametro cm 70– altezza cm 45

AUTORE:
Max Schiavetta

NOTE:
Base girevole in legno tinto noce.

Categoria:
 

Descrizione

Figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zannaventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Spesso è rappresentato seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull’altra, nella posizione della Lalitasana. Tipicamente, il suo nome è preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri.

Ogni elemento del corpo di Ganesha ha una sua valenza ed un suo proprio significato:

  • la testa d’elefante indica fedeltà, intelligenza e potere discriminante;
  • il fatto che abbia una sola zanna (e l’altra spezzata) indica la capacità di superare ogni dualismo;
  • le larghe orecchie denotano saggezza, capacità di ascolto e di riflessione sulle verità spirituali;
  • la proboscide ricurva sta ad indicare le potenzialità intellettive, che si manifestano nella facoltà di discriminazione tra reale ed irreale;
  • sulla fronte ha raffigurato il Tridente (simbolo di Śiva), che simboleggia il Tempo (passatopresente e futuro) ne attribuisce a Ganesha la padronanza;
  • il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l’equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente;
  • la gamba che poggia a terra e quella sollevata indicano l’atteggiamento che si dovrebbe assumere partecipando alla realtà materiale e a quella spirituale, ovvero la capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo;
  • le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: menteintellettoegocoscienza condizionata;
    • in una mano brandisce un’ascia, simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza;
    • nella seconda mano stringe un lazo, simbolo della forza che lega il devoto all’eterna beatitudine del Sé;
    • la terza mano, rivolta al devoto, è in un atto di benedizione (abhaya);
    • la quarta mano tiene un fiore di loto (padma), che simboleggia la più alta meta dell’evoluzione umana.

Fasi di lavorazione